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AREA TEATRALE INTERNA

Aggiornato il: 12 feb 2019

RITORNO ALL’ORIGINE – PRIMO STUDIO – PROLOGO 12,13, 14 DICEMBRE 2018



COMPAGNIA DELLA SALA PROVE

IPM “N.FORNELLI” BARI

Buio e luce flebile.

Siamo in attesa che il pubblico esterno prenda posto nella platea della Sala Prove insieme ai giovani detenuti, che già seduti, rumoreggiano aspettando l’inizio dello spettacolo.

Di solito Lello Tedeschi non presenta lo spettacolo, ma questa volta prende la parola per introdurci alcuni elementi utili a comprendere la complessità del lavoro all’interno della Sala Prove, perché capita spesso, ad esempio, che i detenuti-attori vengano trasferiti.

Buio fitto.

Dopo qualche secondo compare al centro del palco, seduto per terra, Igor che gioca con della carta colorata, interrotto, poco dopo, da una figura femminile che cerca di incoraggiarlo in “russo” a sedersi per studiare.

Le parole di Peter Handke in Elogio dell’infanzia si diffondono per tutta la sala e le emozioni iniziano a girovagare nell’aria.

(…)“Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande: perché io sono io, e perché non sei tu? perché sono qui, e perché non sono lì? quando comincia il tempo, e dove finisce lo spazio? la vita sotto il sole è forse solo un sogno? non è solo l’apparenza di un mondo davanti al mondo quello che vedo, sento e odoro? c’è veramente il male e gente veramente cattiva? come può essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare, e che, una volta, io, che sono io, non sarò più quello che sono?”(…)

I giovani detenuti spettatori riprendono a rumoreggiare: risatine, battute e schiamazzi densi di giovinezza. Mi piace pensare che lo facciano solo per imbarazzo, non essendo abituati a stare in teatro (e chissà se ci sono mai andati), con persone esterne a quel luogo, guardando un loro compagno fare l’attore.

Questi ragazzi però sono anche estremamente sorprendenti. Generano silenzi capaci di mestare e sbloccare il pubblico esterno, inibito dal luogo in cui si trova.

In pochissimo tempo il tutto prende forma: Igor afferma la propria identità prima parlando in russo, poi con l'azione fisica, attraverso la sua potente abilità corporea ed acrobatica, lasciando l’intero pubblico incredulo, che scoppia in caldissimo applauso.

La figura femminile, interpretata da Noemi, è una determinata ma carezzevole fata sorella che non demorde nell’incoraggiare il fratello discolo a mettere in campo le sue abilità, oltre-tutto e nonostante tutto.

A fine spettacolo l’applauso del pubblico è stato così forte e energico da sembrare un abbraccio, tanto che Igor non è riuscito a trattenere le sue lacrime colme di gioia, contagiando anche gli spettatori, per poi lanciarsi in un abbraccio avvolgente con Lello. Per i giovani detenuti Igor sembrava fosse un eroe.

Conclusosi il fragoroso applauso al via le domande e le riflessioni dei vari ospiti in sala. Il direttore del Centro di Giustizia Minorile parla dell’importanza della valorizzazione dei talenti, delle abilità residue sopite, di quelle che non si sa di avere o che si percepiscono pur senza riuscire ad utilizzarle. Si è soffermato poi a ribadire l'importanza di questi percorsi in ambito carcerario pe

rchè favoriscono la conoscenza di se stessi e delle proprie potenzialità.

Il Direttore del IPM Fornelli, dott. Petruzzelli, sempre presente e pronto a far emergere riflessioni tra il pubblico, fa riferimento all’importanza della figura femminile quasi sempre centrale nella vita dei ragazzi ospitati (madre, sorella, fidanzata) con cui, nonostante il regime detentivo, mantengono relazioni molto intense e solidali. È la figura del “monello” a contraddistinguere un po’ tutti i giovani detenuti, spiega il direttore, che quasi sempre non hanno voglia di studiare e di mettersi in gioco in attività formative, ma che grazie alla presenza dei laboratori interni all’istituto, riescono a sperimentare nuove attività e acquisire nuove competenze.

Queste esperienze offrono la possibilità di mettersi in gioco in uno spazio protetto, dove esplorare e condurre alla consapevolezza le proprie potenzialità interne. È un lavoro con una valenza individuale e collettiva, che facilita la consapevolezza di se, favorendo la crescita personale.

La serata si è conclusa tra le domande dei giovani detenuti presenti allo spettacolo e gli spettatori esterni, mettendo in risalto le grandi capacità artistiche di Igor, che grazie anche al lavoro di Lello hanno ripreso vita, tanto da spingerlo a voler riprendere a praticare la danza artistica di cui è stato campione nazionale.

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Questo primo studio si fonda sull’archetipo del “Pinocchio”, partendo dal romanzo di Collodi, per arrivare a quella tensione verso l’infanzia, quel sentirsi incompiuti nel desiderio di tornare là dove tutto è cominciato: L'origine.

Lello Tedeschi immagina e concepisce il suo lavoro nella Sala Prove come qualcosa che abbia sempre un nuovo inizio, che generi un'origine sempre diversa nell'incontro con i detenuti-attori. La chiave poetica di Lello in questo primo atto è qui, in questo senso di Origine. E’ ciò che accade in Sala Prove nel primo principio, nella prima apparizione del teatro, la sua prima manifestazione e visione del modo in cui questa origine si forma. È la forza primitiva del teatro. E forse è proprio questo l’altrove. Questo carattere “sincero” dell’atto teatrale è ormai assai raro sulla scena pubblica ufficiale ma nella Sala Prove può essere ritrovato. Sicuramente si ritrova nell’inconscio selvaggio e primordiale dei detenuti-attori con il teatro. Selvaggio e primordiale perché imprevisto, non pensato né pensabile dai detenuti attori perché in sostanza privi di esperienza teatrale alcuna, dunque un incontro che è un dono davvero inatteso, cosa mai vista né vissuta accolta come una sorpresa, uno spiazzamento, un andar davvero (di) fuori, fuori dall’ordinario. Lello ritiene che l’emozione generale della Sala Prove si nutra di questo atto sincero quando si apre al pubblico, che ritrova una dimensione fisica ed emotiva diretta, che coinvolge i sensi a teatro ma fuori gli schemi del teatro che sta fuori. La Sala Prove rinnova il bisogno dello spettatore di ritrovarsi a teatro in quanto luogo del profondo, del mistero e propone una teatralità del’’origine , del suo primo, fondante manifestarsi fuori dalle logiche di mercato.



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